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Blog Tour ; Inferno di Dante, Approfondimento Canto Nono, Decimo e Undicesimo.

Buongiorno lettori e lettrici,Pronte e pronti ad affrontare insieme l’inferno dantesco? In questa tappa vi racconterò del sesto girone dell’inferno, dove troviamo le anime degli Eretici, tra arte e mito, tra leggenda ed epicità.

Partiamo subito dal canto nono.

Dante con la supervisione di Virgilio, arriverà al sesto girone dell’inferno, dove troviamo le anime dannate degli Eretici. Dante osserva la torre infuocata , che già aveva catturato la sua attenzione, nota delle figure femminili sporche di sangue con dei serpenti per capelli. Da questa torre, queste tre creature infernali si alzano in volo e vanno verso di lui.Sono le tre Furie infernali o anche chiamate Erinni, sono : Megera, Aletto e Tesifone.Personificazioni, secondo la mitologia e religione greca, della maledizione e della vendetta. In seguito le Erinni iniziarono a inseguire i due poeti urlando il nome di Medusa, Virgilio rassicurerà Dante e gli consiglierà di tener gli occhi chiusi, Virgilio stesso gli metterà le sue mani poggiate sopra gli occhi di Dante.All’arrivo del Messo celeste, cioè un angelo che avanzava tra i demoni, mentre le anime dei peccatori si allontanarono da quella luce splendente, l’angelo apri le porte a Dante e Virgilio per la città di Dite, dentro si trovano le anime dannate degli eretici, seguaci delle loro sette.

Chi è Medusa? Il mito di Medusa narra la leggenda, che Medusa fu trasformata in mostro da Atena come punizione per aver giaciuto con Poseidone in uno dei suoi Templi. Medusa, era una bellissima ragazza umana, non voleva nessun problema tra gli dei. La storia narra che Poseidone fu rapito dalla sua bellezza e Atena gelosa la trasformò in mostro dai capelli fatti di serpenti e fece in modo che nessuno potesse mai più guardarla, o chi provasse a farlo diventava pietra. Il re di Serifo, Polidette, inviò Perseo ad uccidere Medusa, pensando in tal modo di liberarsi di lui per poterne sposare la madre; una volta che Perseo raggiunse il luogo dove dimoravano le Gorgoni, mostri mitologici, le trovò dormienti: con la mano guidata da Atena e guardandone il riflesso nello scudo per evitare di restare pietrificato, riuscì a decapitare Medusa: dalla ferita uscirono subito il cavallo alato Pegaso e il gigante Crisaore, i figli che la Gorgone aspettava da Poseidone.

Perseo portò con sé la testa di Medusa, che non aveva perso il suo potere di pietrificare con lo sguardo e la usò come arma contro numerosi altri avversari e nemici.Anche in questo caso ci sono numerosissime opere ispirate al Mito di medusa.Nel prossimo canto, il decimo , Dante vedrà le anime dentro delle tombe, non ci sono demoni a sorvegliare quella città, le anime rimangono bloccate dentro le loro tombe stesse, che un giorno saranno chiuse per sempre quando ci sarà il giorno del giudizio. Un anima dannata, Farinata degli Uberti, il dannato domanda a Dante chi erano i suoi antenati e Farinata gli ricorda che erano nemici tra di loro molto tempo prima, e poi dalla stessa tomba si vide un viso di un altro dannato che chiedeva piangendo se il figlio fosse vivo o no, si trattava di Calvalcante dei Cavalcanti padre dell’amico di Dante di nome Guido, ma ben presto tornò nuovamente giù e il poeta non era riuscito a rispondere prima dicendo che suo figlio era ancora vivo.Approfondimento sul quadro del giudizio finale.

Nicolò e Giovanni, Giudizio Finale

Questa tavola dalla forma insolita (rotonda con una base rettangolare) proviene dall’Oratorio di S. Gregorio Nazianzeno a Roma. La rappresentazione del Giudizio Finale si svolge su cinque fasce sovrapposte, ciascuna con una scritta esplicativa in latino: a partire dall’alto, nella prima appare Cristo tra cherubini e angeli; nella seconda Cristo davanti a un altare tra due angeli e i dodici Apostoli.

Nella terza, più complessa, sono tre raffigurazioni: a sinistra S. Paolo che guida gli Eletti, al centro la Vergine e Santo Stefano che intercedono per i Santi innocenti, a destra tre Opere di Misericordia (Vestire gli ignudi, Visitare i carcerati, Dar da bere agli assetati). Nella quarta fascia si illustra la Resurrezione dei Morti (a sinistra pesci e bestie feroci sputano le membra dei corpi divorati, a destra due angeli svegliano i morti nelle tombe al suono delle trombe apocalittiche). Nella base della tavola, infine, troviamo l’Inferno e la Gerusalemme Celeste con la Vergine Orante tra gli Eletti. Davanti alle mura sono ritratte le donatrici (identificate da una scritta): la badessa Costanza e la monaca Benedetta. L’opera è firmata da Nicolaus e Johannes. Assai controverso è il problema della datazione, che oscillava in passato tra la fine dell’XI e la seconda metà del XII secolo, ritenuta oggi quest’ultima la più probabile.Questo quadro si trova nei Musei Vaticani a Roma, sono riuscita ad ammirarlo, ho provato emozioni contrastanti, osservando questa forma insolita che come potete vedere sembra quasi un teschio umano. Ammetto che son rimasta a guardarlo per parecchio tempo, è affascinante e misterioso al tempo stesso da far venire i brividi, tantissime emozioni contrastati, il desiderio di osservare ogni minimo dettaglio è bellissimo e triste contemporaneamente.

Approfondimento dell’undicesimo canto, i due poeti continuano viaggio, inoltrandosi ancora di più verso la città superandola. Poco dopo Dante inizia a descrivere la puzza che costringe i due poeti ad aspettare un momento per abituarsi a quell’aria così pesante nel mentre Virgilio per ingannare il tempo inizierà ad elencare la suddivisione morale del basso inferno raccontando che sotto la città di Dite ci sono altri tre cerchi. Il primo : Omicidi.Loro verranno condannati a bruciare mentre del sangue bollente cade sulle loro pelli e nel mentre vengono torturati dai centauri.Il secondo : I suicidi e i scialacquatori. Invece i peccatori che compiono il suicidio verranno trasformati in alberi per aver abbandonato il loro corpo umano e saranno tormentati dalle Arpie, esseri metà donna e metà uccello.Terzo : I bestemmiatori, sodomiti e usurai.Le anime dei bestemmiatori son messe con la faccia sulla sabbia infuocata, immobili sotto una pioggia di fuoco. I Sodomiti invece corrono continuamente contro il fuoco.Gli Usurai sono anche essi accovacciati sotto la pioggia di fuoco.

Chi è il Minotauro?

Guardiano di questo girone.Morto Asterione, re di Creta, Minosse, il figlio adottivo, salì al trono. Per dimostrare ai due fratelli il suo diritto alla successione, pregò Poseidone, dio del mare, di inviargli un toro da sacrificare.Minosse, però, anziché sacrificarlo, lo mise tra le sue mandrie.Per vendicarsi, Poseidone fece innamorare del toro Pasifae, la moglie di Minosse. Dalla loro unione nacque il Minotauro, dal corpo umano e dalla testa taurina.Per nascondere il Minotauro, Minosse incaricò l’architetto Dedalo di costruire un labirinto, dal quale era impossibile uscire.Per saziare il Minotauro, Minosse costrinse la città di Atene, allora sottomessa a Creta, di inviare ogni 9 anni 7 fanciulli e 7 fanciulle.Un anno Teseo, figlio del re di Atene, si unì al gruppo. Entrato nel labirinto, si trovò improvvisamente di fronte al Minotauro che, irritato e affamato, appena lo scorse, fece per gettarglisi addosso, ma Teseo, rapido e agile, gli calò sulla sua mostruosa testa di toro un tale colpo di mazza che lo fece crollare a terra, morto.Riuscì a uscire insieme agli ostaggi, che egli aveva in tale modo salvato, perché la figlia di Minosse, Arianna, essendosi innamorata del giovane e avendo ricevuto da lui la promessa di portarla via con sé, lo aveva fornito di un gomitolo di filo, che Teseo aveva dipanato a partire dall’ingresso.Teseo, riunitosi ad Arianna, salpò in tutta fretta. Dopo alcuni giorni di navigazione, la nave si fermò all’isola di Nasso e lì Teseo, che si era pentito della promessa di matrimonio fatta ad Arianna, abbandonò la ragazza addormentata sulla spiaggia.Risvegliatasi, Arianna disperata era sul punto di togliersi la vita, quando improvvisamente uscì dal mare Dioniso, che consolò e corteggiò la ragazza, facendola sua sposa.Teseo divenne signore di Atene e degli Ateniesi, per ricordare la vittoria sul Minotauro, ogni anno celebrarono una festa portando in processione un ramo d’olivo, adorno di frutti di stagione e di un filo di lana bianca.Miti e leggende, giudizi universali e punizioni divine, l’inferno dantesco e un misto di epicità contornato da storia e fantasia, un pizzico di tutto quello che ognuno dovrebbe leggere, dimenticandosi di quanto difficile può esser parafrasarlo, questo libro aiuta a far avvicinare anche i più giovani ad un opera così classica e bella, dove troverete di certo qualsiasi cosa, dall’amore appassionato misto con il tradimento, alla violenza di dei o eroi ormai dispersi.

Vi invito a leggerlo, recuperarlo senza limitarsi alle parti che vi fanno leggere a scuola, regalatevi un po’ di tempo per assaporare la cultura.

un abbraccio, Volpe

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