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BLOG TOUR! “Iron Flowers” di Tracy Banghart. Tappa Estratti.

Oggi, vi invito anche a leggere un’altro libro, Iron Flowers, un libro davvero splendido, in un mondo dove le donne sono sempre sottovalutate la vita di due sorelle viene catapultata in un mondo totalmente diverso, chi sii prepara per questo giorno viene spedita in un luogo poco adatto a lei e idem l’altra sorella, uno scambio di ruolo, dove la più debole diventa forte e la più forte diventa debole.
Da leggere assolutamente.

 

 

9788851161149_bdaf339af6925aabfabdee7af36c6a3eTitolo: “Iron Flowers”

Autore: Tracy Banghart

Genere: Fantasy

DISPONIBILE IN CARTACEO E IN EBOOK

Trama:

Non tutte le prigioni hanno le sbarre. In un mondo governato dagli uomini, in cui le donne non hanno alcun diritto, due sorelle non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. Nomi è testarda e indisciplinata. Serina è gentile e romantica, e sin da piccola è stata istruita per essere un esempio di femminilità, eleganza e sottomissione. Sono queste le doti richieste per diventare una Grazia, una delle mogli dell’erede al trono. Ma il giorno in cui le ragazze si recano nella capitale del Regno, pronte a conoscere il loro futuro, accade qualcosa di inaspettato che cambierà per sempre le loro vite. Perché, contro ogni previsione, è proprio l’indomabile Nomi a essere scelta come compagna del principe, e non Serina. E mentre per Nomi inizia una vita a palazzo, tra sfarzo e pericolosi intrighi di corte, sua sorella, accusata di tradimento per aver mostrato di saper leggere, viene confinata sull’isola di Monte Rovina, un carcere di donne ribelli in cui, per sopravvivere, bisogna combattere e uccidere. È cosi che entrambe si trovano prigioniere, l’una di una gabbia dorata e l’altra di una trappola infernale. Per le due sorelle la fuga è impossibile: un solo errore potrebbe significare la morte. E allora, quando non c’è soluzione, l’unica soluzione è cambiare le regole.

Un romanzo ribelle, all’insegna del girl power. Una storia che spinge a dire basta e a reagire. Perché nessuno ha il diritto di decidere per te.

 

E infatti oggi vi metto un pò di frasi e estratti che ho amato in questo libro.

Profumava di caffè e sabbia calda. Senza quasi rendersene conto, Nomi ondeggiò di un soffio più vicina. Uno spillo nascosto le pizzicò la coscia. L’insegnante scandì il tempo. «Un, due, tre, quattro. Passo indietro, sinistra, avanti e indietro.» Nomi cercò di concentrarsi, ma la domanda che voleva porre ad Asa soffocava tutto il resto. Avrebbe osato fargliela? Rischiava di essere impertinente, e Ines era lì, a osservarla. Le aveva detto di non fare domande. Se l’avesse sentita… Asa fece un passo avanti, proprio sul piede di Nomi. Lei scattò indietro e inciampò nell’orlo dell’abito imbastito, barcollando. Le braccia di Asa la strinsero. Lui fece un passo alla sua sinistra mentre lei lo faceva alla propria sinistra, e le loro braccia si tesero, facendoli ricongiungere. L’insegnante si schiarì la voce. «Vostra Eminenza, vi prego di perdonarmi per aver creato confusione. Le mie istruzioni erano per Nomi.» Asa produsse uno strano verso gutturale, come se stesse trattenendo una risata. «Ma certo.» La musica ricominciò. Asa fece un passo avanti, Nomi indietro, e chissà come trovarono un certo ritmo. Fecero diversi giri intorno alla stanza prima che Ines dicesse: «Nomi, solleva il mento. Ti stai fissando i piedi come se temessi che se ne andranno senza di te». Lei alzò lo sguardo in tempo per vedere Asa trattenere un sorriso. Lui si avvicinò un po’ di più. «Io non mi fido mai dei miei piedi quando ballo. Hanno la brutta abitudine di…» Le pestò il vestito, facendola finire contro il suo petto e trafiggere da altri spilli lungo la vita. Nomi lottò per non fare una smorfia mentre lui scoppiava a ridere. «Be’, di fare questo» concluse.

 

 

le prese il mento, sollevandole la testa. Non la lasciò andare finché non incrociò i suoi occhi. «Non evitare la cassa, mi hai capito?» disse. «Procurati un’arma. Attacca in fretta le altre. Non pensare a quello che stai facendo. Non smettere finché non hai finito.» Serina colse ogni dettaglio del suo viso: le sopracciglia scure, la spruzzata di lentiggini sulla guancia sinistra, l’intensità della sua espressione. Sembrava che gli importasse davvero che vincesse. «Serina? Mi stai ascoltando?» Era bello, molto bello. Lo aveva già pensato in passato, ma senza osservare attentamente il suo volto, l’opinione si era basata su impressioni fuggenti: un ricciolo di capelli, una smorfia delle labbra, i muscoli delle braccia. Adesso riusciva a vedere chiaramente, per la prima volta, quanto le sue guance arse dal sole si sposassero con la bocca ampia, espressiva. Quanto fossero luminosi e attenti i suoi occhi.

 

 

La voce di Malachi sovrastò il rombo del tuono. «Perché sei così?» «Così come?» ribatté Nomi. La pioggia stava aumentando, enormi goccioloni si riversavano sul giardino. La sporgenza faceva ben poco per proteggerli. Lei aveva i capelli e il vestito incollati alla pelle, pesanti perché inzuppati d’acqua. Il cuore le batteva troppo in fretta, incitandola a scappare. «Così. Diversa. Sprezzante.» Malachi fece un passo verso di lei, ma sembrò quasi che resistesse a un impulso, un broncio gli assottigliava le labbra. I suoi occhi mostravano una tensione che lei non capiva. «Non so se dovrei punirti, o…» «Fate pure» disse Nomi furiosa, il temporale che la incitava. «Avete già mandato via mia sorella. Fate di me ciò che volete.» «Non so mai come reagirai.»

La fissò attraverso la pioggia scrosciante. «Pericolosa.» Le sue labbra trovarono quelle di Nomi con una forza simile al fragore di un tuono. Lei si irrigidì per un istante, e poi si scoprì a cedere, bagnata di pioggia, eccitata e tremante. Lui la strinse, il suo abbraccio era uno scudo dal temporale e al contempo recava una tempesta tutta sua. Con un sospiro, Nomi si ritrasse. Le labbra carnose di Malachi erano schiuse, il suo petto ansante, come se avesse corso. Lei si lanciò sotto la pioggia violenta e fuggì.

 

 

La stretta al petto si allentò un po’. «Mi sento leggerissima. Come… una nuvola. Potrei volare via.» Avrebbe tanto voluto farlo. «Be’, non è ancora il momento di volare via.» Sorrise, e per un istante sembrò quasi allegro. «Il mio è stato un brutto esordio, ma adesso adoro nuotare.»

 

 

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Non perdete le prossime tappe.
La collezionista di fandom vi aspetta!

Un bacio,
volpe!

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